I modelli cognitivi e le nuove tecnologie nella didattica |
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| Autore: Mesturini Paola – Nozza Elvio | Il
lavoro che illustriamo è stato attuato durante la copresenza tra Ed. musicale
e Matematica in una seconda media di T.P della S.M.S "C. Colombo",
con lo scopo di applicare quanto appreso nel corso d’aggiornamento circa
i due modelli mentali Frame cognitivo e Script[1]. I
Modelli Mentali vengono riconosciuti come veri e propri "regolatori
di attenzione" che aiutano gli allievi a individuare i propri processi
di apprendimento e la loro importanza nello studio. In particolare ne
sono stati approfonditi due: 1. FRAME cognitivo (L.Mercadante- G.Bagarozza 1994) che considerando un insieme di conoscenze che ruotano attorno ad un concetto, si rivela un utile strumento di organizzazione e di elaborazione concettuale.
Il
progetto voleva portare i ragazzi ad acquisire una conoscenza corretta
e consapevole di Internet, appoggiandosi sulle conoscenze comuni già in
loro possesso. Per tale motivo si è partiti dal concetto RETE. Metodo
L'attività
didattica si è svolta su diversi piani (individuale, di gruppo, di intergruppo)
che, nel corso di una stessa unità di lavoro, si sono più volte intrecciati.
Ogni segmento è terminato con la sistematizzazione dei risultati. Ciò
ha consentito ai ragazzi di: · confrontare i propri elaborati con quelli di gruppo, ·
far emergere le diverse
possibilità di organizzazione rispetto a ciascuna proposta di lavoro, ·
riconoscere la ricchezza
del contributo del gruppo (in modo da intravederne gli aspetti di ricaduta)
sull'operatività di ogni singolo alunno. Organizzazione
del lavoro
Prima
fase
Alla
classe divisa in gruppi viene assegnata una situazione problematica (Box1)
da risolvere sia verbalmente che graficamente (Fig3). Si
discutono e si raccolgono alla lavagna le risposte. Anche dagli schizzi
emerge chiaramente l'immagine della rete telefonica per cui, invitati
i ragazzi a assegnare un nome al disegno ottenuto, nasce la parola RETE. Fig3
Nuovamente in gruppo gli alunni scrivono dieci situazioni reali in cui compare una rete. Si raccolgono alla lavagna e inizialmente classificano così: 1
reti materiali:
da pesca, da calcio, da basket, da ping pong, ragnatela, ecc. A
questo punto si fa notare l'errore nella scelta dei criteri: nel primo
caso il criterio era un attributo
di rete, nel secondo una funzione.
I
ragazzi riflettono e, comprendendo l’importanza dello scopo nella scelta
del criterio, decidono di classificare le diverse reti secondo la loro
funzione. "la rete serve per": Ora
è il momento di introdurre un nuovo schema: il frame.
Seconda
fase A
questo punto, poiché il concetto di rete
è chiaro, decidiamo di indagare sulle loro conoscenze relative ad Internet.Per
questo motivo assegniamo individualmente il seguente questionario di dieci
domande riguardanti Internet: 1.
Cosa è Internet? Il
disorientamento è grande; molti ragazzi che pensavano di conoscere l’argomento,
di fronte alle domande del questionario hanno dovuto rispondere, loro
malgrado, “non lo so”. Al termine del lavoro, per risollevare il morale,
li conduciamo nel laboratorio di informatica dove, divisi in gruppi, riprendono
le stesse domande cercando le risposte fra le pagine dell'ipertesto "Sì,
io capisco Internet". L’interesse si rianima e gli schemi mentali
di ognuno riemergono con chiarezza. Infatti, per cercare le risposte,
alcuni leggono in modo lineare le diverse pagine dell’ipertesto, altri
scelgono la strada del glossario, altri ancora provano a rispondere utilizzando
i disegni esplicativi che trovano nell’ipertesto.
Tornati in classe abbiamo chiesto a ciascuno di riflettere sulle
personali modalità di risposta al questionario prima e dopo la navigazione. Terza
fase A
questo punto ci siamo soffermati per far riflettere i ragazzi sulle loro
modalità di apprendimento, assegnando Anche
in questo caso abbiamo condiviso gli script individuali trovando gli elementi
comuni fra le diverse procedure.
Al
termine i ragazzi hanno così commentato le due procedure: Non
servono ulteriori commenti è evidente che il concetto di RETE è stato
acquisito e trasferito in un altro contesto. … a Inforscuola
‘98
Il
lavoro è stato presentato a Milano alla manifestazione di Inforscuola
’98 dove avevamo a disposizione quindici minuti in un Workshop. Hanno
partecipato in qualità di relatori anche tre alunni della classe. L’intervento
voleva mettere in luce lo stile “interattivo” del nostro metodo di lavoro,
per cui ci siamo suddivisi i compiti in modo da intersecare le relazioni
così come avevamo intrecciato l’attività di insegnamento/apprendimento.Il
professor Nozza si è occupato di inquadrare l’attività nell’ambito del
cognitivismo e dei modelli cognitivi. Due
alunni hanno spiegato come si è svolto il lavoro in classe attraverso
l’uso della lavagna luminosa e di un data display. Contemporaneamente
una loro compagna compilava un cartellone, di fronte al pubblico, sul
quale ricostruiva graficamente le fasi metodologiche dell’attività (vedi
fig. 2). La professoressa Mesturini, nel frattempo, si inseriva nell’intervento
dei ragazzi sottolineando i passaggi didatticamente più significativi
circa metacognizioni e metodo. Nonostante
l’intervento fosse a più voci, durante l’esposizione dei singoli relatori,
non vi è mai stata una sovrapposizione o un attimo di incertezza dovuta
a confusione. Questo successo è sicuramente da imputare al fatto che l’attività
didattica non era stata trasmissiva ma interattiva: ogni membro della
classe era stato, infatti, alternativamente fruitore ed autore del percorso
di lavoro. Ciò ha consentito agli alunni di sentirsi protagonisti e consapevoli
di ciò che avevano appreso. Un altro aspetto interessante dell’esperienza
sono stati i commenti personali dei ragazzi nel corso della loro esposizione,
commenti che hanno sollecitato il pubblico ad aprire il dibattito finale
proprio con loro. Bibliografia
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