La prospettiva socio-culturale
Le
analisi di Vigotskij e le posizioni costruzioniste e contestualiste,
sono quelle che hanno trovato maggior adesione nella recente ricerca
didattica statunitense, che ha sviluppato proposte e metodologie
che vedono come elemento centrale la valorizzazione delle relazioni
interpersonali e l’appartenenza culturale e sociale. L’enfasi
viene posta sul gruppo, la cooperazione, le forme di peer tutoring
e reciprocal teaching, le comunità di pratica, come situazioni
essenziali nei processi di apprendimento.
Inoltre, poichè la trama di significati propria di ogni
cultura è mediata all'interno di rapporti intergenerazionali,
la loro rinegoziazione tra giovani e adulti crea le premesse della
costruzione di identità e di senso di appartenenza sociale.
All’interno di questo processo, l’insegnante deve
avere la consapevolezza di svolgere inevitabilmente un ruolo rilevante
tramite l’implicita proposta di determinati modelli culturali
di riferimento.
La posizione culturalista di Bruner (1997) sottolinea come l’appartenenza
culturale offra una sorta di "cassetta degli attrezzi",
un insieme di credenze, regole, valori e visioni del mondo che
dovrebbe essere valorizzata e coniugata con i processi di apprendimento
scolastico, assieme alla consapevolezza delle diverse forme di
sviluppo della mente proprie di ciascun individuo (Gardner, 1993a).
Bruner sottolinea come la cultura di appartenenza delinei gli
schemi cognitivi che stanno alla base del conoscere e dell’esperienza
quotidiana. Modelli e concetti provenienti dalla cultura di appartenenza
vengono usati anche nei processi percettivi, predeterminando la
categorizzazione degli oggetti. In questo senso i modelli mentali
elaborati dalle scienze cognitive, possono essere uno strumento
che consente di analizzare i processi attraverso cui matura la
formazione dei concetti.
Bruner considera tre diversi sistemi di rappresentazione della
conoscenza, che sono interdipendenti e compresenti nei diversi
momenti della vita dell'individuo: il sistema attivo in cui prevale
il pensiero centrato sull'azione (si impara a fare una cosa attraverso
la pratica e la sperimentazione); il sistema iconico che è
legato agli stimoli provenienti dalla vista e dall'udito e dà
origine all’apprendimento per osservazione (si impara guardando
fare qualcosa e imitando l'azione); il sistema simbolico che,
attraverso l’uso di simboli, permette di condividere il
significato.
Il gioco tra questi molteplici percorsi di attribuzione di significato
tra generazioni, individui e gruppi implica un'idea distributiva
della cultura intesa come organizzazione della diversità.
Non si tratta semplicemente di accettare che gli individui non
sono tutti uguali, ma di instaurare un confronto programmatico
e costante. In questa prospettiva si sviluppa la sua psicologia
dell’apprendimento , che tende a coniugare l'ambito situazionale
e contestuale della cultura con lo sviluppo ontogenetico. Le sue
riflessioni sullo sviluppo cognitivo sembrano caratterizzate dal
tentativo di integrare il pensiero di Piaget e di Vygotskij, l'approccio
centrato sulle strutture cognitive individuali con la posizione
socioculturale.
L’approccio situazionista di Cole evidenzia ulteriormente
come l’apprendimento si verifichi soprattutto come atto
di appartenenza ad una comunità e sia permesso e facilitato
dal coinvolgimento nelle sue attività. Così, non
si impara quando ci è negata la partecipazione alle pratiche
rilevanti della comunità o quando non ne accettiamo regole
e valori condivisi (Cole, 1996).
Gli studi sulle Comunità di pratica di Etienne Wenger mostrano
come queste comunità rifuggano dalla formalizzazione e
dall’istituzionalizzazione, si tratta di gruppi spontanei
regolati da norme informali, con una partecipazione fluida legata
a motivazioni pratiche di ricerca di soluzioni intorno a problemi
ed obiettivi comuni, per poi applicarle nel proprio lavoro e nelle
organizzazioni di appartenenza.
A. Brown e J. Campione elaborano un ulteriore approccio che coniuga
le istanze del costruttivismo sociale con alcuni enunciati del
situazionismo, per applicarle nelle situazioni formali e istituzionali
di apprendimento. Il principio fondamentale è che l'attività
della mente deve essere esaminata nei contesti della vita quotidiana,
da cui vanno tratte le indicazioni per evitare di rendere artificioso
l'apprendimento. Le loro Community of Learners si sviluppano quindi
come ambienti di ricerca cooperativa che, al pari di una comunità
scientifica, mirano ad affrontare problemi reali ed hanno come
principio ispiratore la riflessione sulla conoscenza e la condivisione
delle risorse intellettuali, valorizzando gli aspetti metacognitivi
e riflessivi. Nella Community sono previsti numerosi spazi di
discussione per favorire decisioni condivise sul percorso di conoscenza
da sviluppare, negoziato con gli alunni in funzione dei diversi
bisogni e competenze, e attivare zone di sviluppo prossimale.
La classe viene organizzata come una comunità di "apprendisti"
, in cui ogni membro può divenire "esperto" in
un particolare settore di conoscenza e offrire consulenza agli
altri componenti del gruppo. Tutti gli studenti svolgono molteplici
attività: ricercano su libri, CD-ROM, in internet, fanno
esperimenti, partecipano a discussioni on line, producono materiali
per i compagni, spiegano e commentano il loro lavoro. Il docente,
come esperto, è a disposizione per rispondere a domande,
fornire chiarimenti o materiali supplementari, riformulare i problemi.
La proposta delle Knowledge Building Community di C. Bereiter
e M. Scardamalia ha come caratteristica fondamentale la produzione
di idee di valore non solo per gli studenti, ma anche per la comunità
sociale di cui fanno parte, collocando i compiti di apprendimento
su un piano di realtà ed effettiva utilità.
Anche in questo caso insegnare e apprendere sono attività
intercambiabili e nel gruppo tutti sono consapevoli di favorire
a tutti l'avanzamento nella comprensione; ogni partecipante mette
a disposizione la conoscenza da lui costruita e si assume precise
responsabilità quali il massimo impegno per il miglioramento
delle idee e la disponibilità alla discussione e all’approfondimento.
La continua analisi di risorse, che non sono testi scolastici
ma reali fonti informative come quotidiani, pubblicazioni, articoli
on line e off line, porta a raffinare le prime elaborazioni anche
attraverso la progettazione di esperimenti e prove e mediante
le critiche portate dagli altri componenti del gruppo. Anche il
docente è un "knowledge builder" pienamente implicato
nel processo di ricerca e codecisione, tuttavia come ricercatore
più esperto coordina l'attività e fornisce consulenza.
Un’ulteriore enfatizzazione del ruolo produttivo e comunicativo
delle tecnologie, già presente nelle Community of Learners
e nelle Knowledge Building Community, viene proposta da M. Riel
nei Circoli di Apprendimento che si basano fondamentalmente sull'agire
collaborativo e cooperativo tra scuole, classi e gruppi di lavoro
in rete, in “comunità virtuali globali dove è
possibile conoscersi, elaborare e realizzare progetti comuni,
documentarsi e documentare gli altri su tematiche specifiche”
(Riel, 1993). Ciascun Circolo di Apprendimento è formato
da un numero limitato di classi che interagiscono telematicamente
per il conseguimento di un obiettivo comune. Gli insegnanti non
hanno il controllo globale sull'indirizzo che prenderà
il progetto, apprezzando le occasioni inattese di apprendimento
che si evolvono dall'interazione. L’entusiasmo dei docenti
per la possibilità di apprendere a distanza da terzi è
percepito chiaramente dagli studenti e diviene prova dell'alto
valore attribuito all'apprendimento (Riel, 1993).