La
cibernetica
Norbert
Wiener nella
seconda metà degli anni Quaranta riprese il termine cibernetica,
peraltro già utilizzato nel corso della storia della scienza,
cercando un sostantivo appropriato per descrivere un nuovo campo
di indagine: la scienza del controllo e della comunicazione nell’animale
e nelle macchine. La parola greca kybernetike' techne significa
infatti arte di pilotare, o scienza della guida delle navi.
Assieme
a studiosi come John Von Neumann, Claude Shannon, Heinz
von Foerster e Gregory Bateson, Wiener studiò i
meccanismi che permettevano ad un organismo vivente di autoregolarsi,
di essere un sistema autonomo e di scambiare informazione tra le
sue parti attraverso il meccanismo di feedback o retroazione. La
cibernetica propone nozioni e modelli concettuali che aprono nuovi
percorsi in molte aree di ricerca quali l’epistemologia, l’antropologia,
l’ingegneria, la teoria dei sistemi, la scienza dell’educazione,
le scienze politiche, la psicologia e la comunicazione collocandosi
così su un piano metadisciplinare .
Fin dall’inizio nella cibernetica coesistono due orientamenti,
il primo centrato sull’ideazione di meccanismi automatici
di autoregolazione basati su feedback, dal quale sono nate applicazioni
come i robot industriali, i piloti automatici ed i computer. Il
secondo orientamento ha focalizzato la ricerca sulla conoscenza,
a partire dai meccanismi che regolano tutti gli organismi biologici,
analizzati in particolare da Maturana e Varela.
Secondo la loro prospettiva un sistema biologico è autopoietico,
cioè informazionalmente chiuso ed autonomo, e possiede la
capacità di riorganizzarsi. Il suo comportamento è
prodotto dalla relazione tra i differenti componenti del sistema,
che reagisce quando è perturbato da stimoli ambientali. (Maturana
e Varela, 1987).
Heinz Von Foerster fondò in un secondo tempo la cibernetica
di secondo ordine: mentre la cibernetica di primo ordine studiava
le modalità di funzionamento dei sistemi in sè, il
passaggio alla cibernetica di 2° ordine provoca un mutamento
di prospettive; infatti, in qualsiasi campo di indagine concepito
dall’uomo, sia esso astronomico, sociologico, biologico o
psicologico, l’osservatore fa parte dell’universo studiato
in quanto costruttore del campo di osservazione, che decide in cosa
consiste il sistema osservato e ne traccia il confine rispetto all’ambiente.
Così nella teoria dei sistemi un sistema è considerato
come possibile parte di un sistema più ampio, le cui parti
possono essere, a loro volta, sistemi; qualsiasi sistema è
contemporaneamente un sottosistema ed un sovrasistema. L’assunzione
di quest’ottica di indagine mostra all’osservatore la
relatività del proprio punto di vista rispetto a tutti quelli
possibili e l’impossibilità di eliminare i vincoli
che l’essere un individuo biologico, psicologico e sociale
pongono alle possibilità e capacità di osservazione
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