Costruzionismo e Contestualismo

Negli ultimi vent’anni, in vari ambiti del sapere scientifico, si sono sviluppate posizioni che articolano ed approfondiscono la dimensione culturale, sociale e storica delineata da Vygotskji ed alcune posizioni derivate dal pragmatismo di Dewey. Queste posizioni ribadiscono che qualsiasi attività umana è inserita in un contesto storico e sociale, costituito da una rete di significati e relazioni che ne determinano lo sfondo di senso, costruito appunto a partire dai contesti d'uso.
Feyerabend, nell’ambito della filosofia della scienza, respinge sia l'idea di dati indipendenti dal pensiero e assumibili come criteri oggettivi, sia la distinzione tra asserzioni teoriche e asserzioni derivate dall’osservazione. In altre parole, i fatti dipendono dalle teorie da cui sono spiegati, dalla cultura entro la quale gli enunciati sono giudicati sensati: qualsiasi termine concettuale è definito solo dal contesto teorico nel quale è incorporato, esso è in sè carico di teoria. Egli definisce perciò la costruzione scientifica un'impresa impura, nel senso che è generata e orientata da queste componenti storico-culturali, pratiche, sociali e ideologiche. Sono gli interessi reali, molto più che astratti dettami teorici, a delineare la strada dell’avanzamento scientifico.
Feyerabend pone l'accendo sulla dimensione temporale, dinamica e multiprospettica del sapere. La sua costitutiva storicità comporta mutevolezza dei princìpi, dei metodi e degli obiettivi. Così, un approccio storico alla scienza mette in evidenza che i suoi progressi spesso sono dovuti alla trasgressione di regole e vincoli teorici.
Anche per Norman Goodman il pensiero è un'attività conferitrice di senso complessa e differenziata, più precisamente è una costruzione simbolico-concettuale di forme e di significati che opera in modo estremamente libero. Essa costruisce le proprie "versioni del mondo" ed i propri concetti in rapporto ai propri fini e all’interno di precisi contesti (Goodman, 1978). Il suo pensiero si colloca sulla linea dell’interpretazione di Kant proposta da Cassirer per il quale l’uomo “non vive più in un universo soltanto fisico ma in un universo simbolico. Il linguaggio, il mito, l’arte e la religione fanno parte di questo universo, sono i fili che costituiscono il tessuto simbolico, l’aggrovigliata trama della umana esperienza.”(Cassirer, 1968, p. 79).
Così Goodman ridefinisce la funzione dell'arte che, accanto all’espressione di sentimenti e di emozioni, in questa prospettiva, possiede la capacità costruttiva di elaborare versioni e interpretazioni dei fenomeni dotate di una loro significazione. Se non è possibile separare il mondo dalle modalità simboliche con cui noi lo descriviamo, e questa costruzione dà luogo ad una molteplicità di versioni, è impossibile determinare quali siano oggettivamente più vere di altre. Qualsiasi cosa entri nel nostro campo di esperienza è già organizzata all'interno di un quadro interpretativo storico e culturale e non ci è possibile sapere come essa sia indipendentemente da queste elaborazioni. Così il criterio di valutazione delle versioni del mondo non può essere quello di verità o falsità, ma piuttosto quello pragmatico di rilevanza, di efficacia, di semplicità, appropriatezza o congruenza.
Secondo Rorty se tutto è contingenza e circostanza storica diviene necessario un continuo confronto delle diverse descrizioni del mondo, finalizzato al tentativo di risolvere problemi concreti. Se non esistono essenze universali e sovratemporali, il concetto di verità deriva da una costruzione umana connessa a precise pratiche sociali di giustificazione e di controllo definite in base a determinati valori: è vero ciò che una determinata comunità, sulla base di determinate regole, crede che sia tale (Rorty, 1989). Se tutte le descrizioni sono legittime e permettono di affrontare la realtà, la filosofia porta il suo contributo accanto agli altri, rinunciando ad ergersi a giudice della conoscenza ed aprendosi al dialogo con gli altri saperi. L'individuo è una rete complessa di credenze ed atteggiamenti che si evolve continuamente grazie a nuovi incontri, nuove letture e confronti di idee con altre descrizioni del mondo. Per Rorty l’ermeneutica fornisce un apporto fondamentale in questa costante ridefinizione: solo chi ha letto molto, ha dialogato all’interno di diverse culture e ha più volte riformulato la propria rete di pensiero alla luce di sempre nuovi contributi può sviluppare l’ironia come consapevolezza della contingenza di ogni cosa, è evidente come una tale prospettiva non possa che auspicare l'accoglimento ed il dialogo con tutte le culture.
La proposta dell'ironia va ancora oltre, nella direzione di una rinuncia totale all’espressione di assoluti e verso la concezione di una razionalità intesa come apertura al diverso. Nuovo compito della filosofia sarà quello di ricercare la felicità in senso etico e politico. Avendo abbandonato la ricerca della verità, la filosofia può aiutare ad affinare la pratica ermeneutica ed a rafforzare un atteggiamento di solidarietà tra le culture, a partire dal riconoscimento delle diverse contingenze storiche e individuali.