| La
scuola operativa Italiana
Negli
anni ’40 dall’incontro di Silvio Ceccato,
Vittorio Somenzi e Giuseppe Vaccarino nacque la Scuola Operativa
Italiana che coinvolse studiosi di varia provenienza disciplinare,
italiani e stranieri, intorno al tentativo di modellizzare l’attività
mentale ed i rapporti fra questa e il linguaggio.
Il principio fondamentale della tecnica operativa consiste nel considerare
ogni contenuto mentale (percezioni, immagini mentali, concetti,
pensieri, parole, etc.) come risultato di operazioni, perciò
la spiegazione di un contenuto mentale consisterà nel descrivere
le operazioni di cui esso è risultato, cioè nel farsi
consapevoli delle proprie operazioni, ciò che Ceccato ha
chiamato consapevolezza operativa.
Ad esempio, una penna mi si fa incontro in primo luogo come “presenza”,
poi la specifico come oggetto osservato, e, dunque, le assegno un
posto nello spazio e ne individuo la funzione (una punta che lascia
un segno, l'impugnabilità, etc.) per confronto con un paradigma
costituito in precedenza (un paradigma di caratteri indispensabili
perché sia una penna).
Dispongo così di singoli contenuti mentali che nelle “operazioni
correlazionali” collego per farne un pensiero: se costituisco
"carta" e se la evoco assieme a penna, ottengo "carta
e penna", se aggiungo "tavolo", ecco "carta
e penna sul tavolo", ampliando così la rete correlazionale.
Infine nelle “operazioni consecutive” integro questi
pensieri nella rete di conoscenze di cui dispongo, facendo in modo
che siano con essa compatibili. Dunque, si costituiscono gli elementi,
si combinano insieme a formare un pensiero e infine si integra questo
nuovo pensiero nel sistema delle conoscenze e delle esperienze personali
per vedere se ha senso .
Quando i costrutti attenzionali vengono inseriti in triadi, in cui
due sono correlati ed uno è il correlatore (ovvero una categoria
di rapporto), come abbiamo visto, si ottiene un “pensiero”.
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