| Le
origini
Ripercorrendo
la storia della filosofia, Von Glasersfeld (Von Glasersfeld, 1998)
delinea le origini storiche del pensiero costruttivista nelle teorie
degli empiristi inglesi e di Giambattista Vico.
Nelle pagine di Loke, Berkeley e Hume emerge il
dubbio che le qualità che associamo alle cose dipendano non
dalle cose stesse, ma dalla riflessione dell’osservatore che
ne costruisce le relazioni come successione, tempo, moto, numero,
causa … Secondo Hume il bambino per iniziare ad operare queste
connessioni ha bisogno di avere un certo numero di “idee semplici”,
che gli derivano da sensazioni più volte sperimentate. Queste
idee semplici sembrano essere i concetti delle cose, sui quali poi
la mente opera le relazioni. Vico con l’affermazione
“verum ipsum factum” fa corrispondere la conoscenza
razionale alla costruzione della mente che organizza l’esperienza:
"la scienza è la conoscenza della genesi, cioè
del modo con cui la cosa è fatta, e per la quale, mentre
la mente ne conosce il modo, perché compone gli elementi,
fa la cosa.” (Vico, 1976, pp. 194 -195).
Successivamente Kant ha inteso i concetti come
principi regolativi dell’esperienza e le sue “categorie”
possono essere considerate i precursori di ciò che oggi chiamiamo
schema o costrutto. L’intelligenza è per Kant un potere
interamente attivo dell’essere umano: tutte le sue idee e
i suoi concetti non sono altro che sue creazioni e le cose esterne
sono solo occasioni che causano l’operare dell’intelligenza,
il cui prodotto sono idee e concetti (Kant, 1798).
Hans Vaihinger, elaborando il pensiero kantiano
aggiunse che i concetti, oltre a non essere uno specchio della realtà,
funzionano come una sorta di guida funzionale al nostro interagire
con il mondo.
Ne
La filosofia del come-se (Vaihinger, 1913), egli proclamò
il carattere fittizio di concetti come "punto", "superficie",
"infinito", "materia o "cosa in sé",
in quanto entità alle quali non possiamo attribuire un'esistenza
reale, anche se da esse ci facciamo guidare per conoscere la realtà
come se fossero insite in essa. Se tutta la conoscenza umana, non
è che «finzione», nel senso del fingo latino
, tra le varie finzioni saranno utili quelle che rispondono alle
esigenze pratiche; pertanto anche le credenze o le teorie contraddittorie
possono avere un loro valore di utilità e possono essere
utilizzate «come se» fossero verità. Da questo
punto di vista non c'è differenza tra teorie scientifiche
e conoscenza comune. Si tratta pur sempre di «finzioni»
e possono convivere in virtù della loro utilità.
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