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Il
costruttivismo operatorio di Piaget
Nello
stesso periodo anche Piaget, partendo da una formazione
biologica e da studi sull’adattamento all’ambiente degli
organismi, sposta l’attenzione dal mondo ontologicamente inteso
al mondo percepito ed inizia a considerare la conoscenza come la
più alta forma di adattamento di un organismo complesso.
Il conoscere è infatti legato all’agire sull’ambiente
ed ha lo scopo di costruire strutture concettuali viabili , così
la mente costruendo sé stessa costruisce il mondo (Piaget,
1937).
All'inizio il bambino ha a disposizione solo un corredo biologicamente
determinato di riflessi, le sue percezioni non sono né coordinate
tra di loro, né coordinate alle azioni. Progressivamente
si formano le prime coordinazioni tra percezione e azione attraverso
processi circolari, in cui il bambino compie azioni per il solo
piacere o interesse che ne deriva, e che quindi conducono a ripetere
e perfezionare certi schemi d'azione. I concetti degli oggetti vengono
costruiti a partire dai segnali percettivi ricorrenti associati
a queste attività, solo in un secondo momento il bambino
è in grado di ricostruire l’oggetto sulla base della
memoria, anche in assenza dello stimolo percettivo.
Il fatto che i concetti in formazione siano associati ad un’attività
è testimoniato dall’uso linguistico: il bambino, ad
esempio, dice “bicchiere” per significare che ha sete,
dove l’oggetto è per ora indissolubilmente associato
all’azione tipica e spesso insieme al contenuto “acqua”.
Sembra essere questa l’origine degli script più tardi
elaborati da Schank (Shank e Abelson, 1977), come modelli nel campo
della linguistica computazionale e dell’Intelligenza Artificiale,
che prenderemo specificamente in esame dal punto di vista didattico
nel prossimo capitolo.
La consapevolezza dell’identità individuale, del sé
diverso dagli oggetti, e l’abilità di ricostruirli
attraverso la memoria, sviluppa l’idea di permanenza dell’oggetto,
fondamentale per poter riflettere e produrre ipotesi.
Tra le attività che svolgono un ruolo prioritario nella costruzione
del mondo vi è dunque quella di ri-presentazione, che si
fonda sulla memoria e sulla differenza che si stabilisce tra il
ricordato e l’attualmente percepito, attraverso una temporanea
sospensione dell’oggetto dal flusso esperienziale. E’
questo il tipo di astrazione che permette la creazione di categorie
attraverso l’ulteriore passaggio di generalizzazione: le caratteristiche
proprie degli oggetti esperienziali confluiscono in uno schema operazionale
che è in grado di riprodurre un singolo oggetto e di riconoscerlo
come facente parte di una categoria. Il concetto non è quindi
un’idea figurativa, ma piuttosto una strategia che permette
al soggetto di ricostruire l’oggetto. Così, se non
sembra possibile pensare una casa se non riferendosi ad un’immagine
specifica, è tuttavia possibile riconoscere una struttura
con porte, finestre e tetto come casa. La variabilità delle
caratteristiche riscontrate nell’esperienza permette di identificare
quelle più frequenti, e quindi in un certo senso irrinunciabili,
e di mantenere una certa indeterminatezza che consente di riconoscere
oggetti mai visti prima come appartenenti ad una classe (Von Glasersfeld,
1998). Su questa base l’individuo costruisce l’intelaiatura
essenziale della realtà: i concetti di oggetti, spazio, tempo,
cambiamento e moto che presuppongono la capacità di porsi
come osservatore del proprio campo esperienziale.
Per dare ragione della capacità di apprendere, Piaget utilizza
due caratteristiche dell’evoluzione biologica trasponendole
al più alto piano dello sviluppo psicologico individuale:
l’assimilazione e l’adattamento. L’assimilazione
consiste nell’incorporare un oggetto, una sua caratteristica
o un evento, in una struttura cognitiva già acquisita. Questo
implica che un individuo non possa assimilare ciò che non
è compatibile con le strutture che già possiede. Ma,
se fosse semplicemente così, sarebbe difficile spiegare la
capacità di apprendere nuovi elementi, ed è qui che
entra in gioco l’adattamento come capacità di modificare
la struttura cognitiva e/o il comportamento al fine di sanare un
disequilibrio, una perturbazione. Per comprendere questo passaggio
è utile ricordare che, secondo Piaget, lo stimolo percettivo,
che permette di riconoscere un oggetto, è inserito all’interno
di un’attività dalla quale l’individuo si aspetta
un risultato; il riconoscimento dello stimolo dipende dalla sua
precedente assimilazione, dalla quale dipende anche l’attesa
del medesimo risultato legato a quello stimolo. Se però il
risultato è differente, il disequilibrio che ne deriva porta
l’individuo a riconsiderare gli stimoli di partenza ed a prenderne
in considerazione altre caratteristiche, il che può condurre
ad un inserimento in uno schema diverso o alla creazione di un nuovo
schema .
In ogni caso lo sviluppo è sempre collegato al passato, a
ciò che già esiste, e qualsiasi comportamento consiste
in un tentativo di adattamento, cioè della ricerca di un
equilibrio sul piano logico concettuale.
L’isomorfismo tra la struttura che viene percepita e quella
che viene ri-presentata, e che ne permette il riconoscimento, è
anche alla base dell’apprendimento linguistico attraverso
il meccanismo di associazione. Quando ascoltiamo una parola le associamo
istantaneamente un significato figurativo, se derivato da un’esperienza
sensomotoria, come il camminare, o un significato operativo, se
associato ad un’operazione mentale o ad una relazione di qualche
tipo, come il calcolare. Così il significato linguistico
è strettamente legato alla personale esperienza dell’oggetto
e, nell’uso del linguaggio, il parlante presuppone che la
sua ri-presentazione sia simile a quella degli altri utenti linguistici.
Si tratta effettivamente di una similitudine e non di un’identità,
non potendo darsi per nessuno un’esperienza identica.
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