La scuola di Psicologia Storico-Sociale
di L. S. Vygotskij

In altro ambito ed in parziale contrapposizione al pensiero di Piaget e dei cibernetici si sviluppa il pensiero di Vygotskij per il quale pensiero e linguaggio sembrano svilupparsi in un percorso che va dall’esterno verso l’interno del soggetto.
Vygotskji porta ad esempio di questo processo lo sviluppo dell’ “indicare”: il bambino tenta inizialmente di afferrare qualcosa, quando l’adulto gli viene in aiuto realizza che il suo gesto è significativo per altre persone, di conseguenza il significato originario di quel movimento, non riuscito, per afferrare, è stabilito da altri. Il movimento orientato all’oggetto diventa diretto ad un’altra persona, un mezzo per stabilire rapporti, si trasforma nell’atto dell’indicare e diventa un vero gesto, semplificato anche dal punto di vista motorio (Vygotskji, 1978, p. 86). Successivamente il linguaggio primario sociale diventa uno strumento intellettivo con una funzione intrapersonale: il bambino inizia ad usare la lingua rivolto a se stesso, per guidare il proprio comportamento nella soluzione di problemi interni, ad esempio per rappresentare un oggetto o una persona, durante il gioco.
Ogni funzione nello sviluppo del bambino si presenta quindi due volte: prima a livello sociale e in seguito sul piano individuale, prima tra le persone e poi interiorizzata, così pensiero e linguaggio si influenzano reciprocamente e la lingua è insieme prodotto e strumento di pensiero.
Il linguaggio interiore è individuale e silenzioso e permette lo sviluppo della consapevolezza metacognitiva e la costruzione del significato semantico sulla base delle azioni che il bambino realizza, accompagnandole con il suo parlottare. Il significato resta così connotato dal complesso degli eventi psicologici ed emozionali che hanno costituito il contesto in cui si è verificata l'azione.
Dunque anche per Vygotskij le parole possiedono primariamente una "equivalenza funzionale", non corrispondono cioè ad un’identità di concetti e di senso nei diversi interlocutori. I significati devono essere negoziati attraverso un continuo e reciproco lavoro di interpretazione.
Per Vygotskij il vero apprendimento, come il gioco, è anticipatorio, si forma in una "zona di sviluppo prossimale", e consiste in una varietà di processi attivati dal bambino quando, interagendo con i suoi pari o con gli adulti all’interno del proprio ambiente, apprende l'uso di strategie che ancora non possiede, ma che interiorizza in attesa di farle proprie. La "zona di sviluppo prossimale" rappresenta la differenza tra l’effettiva capacità di risolvere una problema o una prova senza aiuto, e il livello di "sviluppo potenziale" determinato dalla stessa capacità di eseguirli sotto la guida di un adulto o in collaborazione con coetanei più abili (Vygotskji, 1978, p. 127) .
Nel gioco il bambino inizia ad acquisire, attraverso l’imitazione, motivazioni, abilità, atteggiamenti necessari alla sua futura partecipazione sociale. Nel gioco il bambino è sempre al di sopra della sua età media e del suo comportamento quotidiano.
Vygotskij stesso sottolinea a questo proposito la distanza da Piaget, per il quale “lo sviluppo è considerato come una precondizione dell’apprendimento, mai come il risultato di esso” (Vygotskji, 1978, p. 119). Mentre Piaget conferisce particolare rilievo a stadi di sviluppo universali, per quanto non legati a precise fasce di età, l’attenzione di Vygotskji è focalizzata sulle interazioni tra le condizioni sociali in trasformazione e il substrato biologico del comportamento.